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23/01/2016

Introduzione alla cultura della mediazione


Quando parliamo di mediazione facciamo riferimento ad un terzo, non necessariamente un singolo, il quale interviene in un conflitto, una disputa ,una controversia in generale in qualsiasi situazione conflittuale nella quale i protagonisti non hanno più la capacità di gestione per raggiungere una soluzione soddisfacente per entrambi.





Perciò parlando di conflitti, dispute vediamo che l’applicazione della mediazione può trovare larga indicazione e applicazione.
Un primo passo da affrontare è la distinzione in ambito giuridico tra mediazione e conciliazione.
La conciliazione è una procedura stragiudiziale delle controversie, obbligatoria per legge nelle liti tra utenti, etc.. dove si cerca in modo amichevole di trovare una soluzione. L’ambiente in cui si sviluppa è quello endo- processuale. L’oggetto della conciliazione è di tipo economico e solo in un secondo momento fa riferimento alla relazione tra le parti.

Quando parliamo di mediazione facciamo riferimento al codice civile art.1754 ss. dove si individua nel mediatore colui che mette in relazione due o più parti per concludere un affare senza essere legato ad alcuna di esse da qualsiasi rapporto di dipendenza ,rappresentanza o collaborazione, il luogo generalmente dove si svolge la della mediazione non è nelle aule giudiziarie e ha come oggetto il recupero della comunicazione tra le parti.
Ormai si è visto che la giustizia non ha mezzi idonei per risolvere i conflitti familiari che alla base hanno generalmente profonde ferite non facilmente affrontabili e predilige assegnare al conflitto coniugale un assetto consensuale per quel che riguarda l’affidamento dei figli e la gestione dei rapporti patrimoniali.

In questo ambito solo i coniugi, i genitori hanno le possibilità di superare la crisi ,con la loro reale volontà di partecipazione e comunicazione, perché delegare la soluzione alla giustizia sarebbe un’ ulteriore sconfitta.

Allora perché ,se la mediazione può soddisfare i bisogni dei genitori coniugi e aiutare la giustizia nello svolgimento delle sua funzioni, fino ad oggi il rapporto tra mediazione e giurisdizione non ha avuto una vita semplice?

Molto probabilmente perché il nostro codice civile risale al 1940 dove la giurisdizione era intesa come la massima espressione dell’autorità dello Stato dove il giudice attuava la funzione di garante della legalità .

Al giudice non è richiesto di avere conoscenza pratico teorico di mediazione e conciliazione, relegandole ai innumerevoli poteri discrezionali di cui il giudice può avvalersi. Solo ultimamente nell’ambito della conoscenza degli strumenti dell’ADR , acronimo di Alternative Dispute Resolution, con il quale si indicano i metodi alternativi di risoluzione delle controversie di cui la mediazione ,la negoziazione e l’arbitrato ne fanno parte, sono stati argomenti di studio, approfondimento nella formazione e aggiornamento dei magistrati.

Rimane comunque l’uso di tale metodica alternativa alla sensibilità e volontà del singolo giudice.

Questo spiegherebbe perché in Italia l’uso della mediazione non è uniformemente distribuito, ovvero in alcuni tribunali è una attività non solo misconosciuta ma anche osteggiata, mentre in altre zone è una prassi consolidata. A sfavore dell’applicazione della mediazione è la mancata regolamentazione della figura del mediatore. ( Corte Costituzionale 1331/2010 art. 117,co.3,Cost.) portando la mediazione familiare in una posizione di ambiguità rispetto al processo civile.

Tralasciando la storia della mediazione in altri paesi e la sua applicazione, concentriamoci sulle problematiche Italiane: la mediazione è senza meno un metodo per la risoluzione della controversie familiari alternativo alla giurisprudenza; in Italia si sono concentrati sulle tecniche CONCILIATIVE considerate più utili per disincentivare il contenzioso civile alleggerendo il lavoro degli uffici giudiziari.

La mediazione familiare non ha destato particolare interesse nel legislatore in quanto nella crisi familiare l’intervento dell’autorità giudiziaria è imprescindibile e la mediazione potrà semplificare il giudizio di separazione o divorzio ma non potrà impedirne l’insorgenza, perciò dà un immagine di sé, di scarsa utilità .
Molti legano l’influenza della mediazione familiare al solo aspetto deflattivo del contenzioso, quindi arrivare a considerarlo solo come un ulteriore strumento per scoraggiare il ricorso alla giustizia.

Bisognerebbe soffermarsi sulle caratteristiche della mediazione e alle sue potenzialità e alla vastità delle aree di intervento, familiare, parenti e affini, e non dovrebbe essere relegato al solo ambito di divorzio o separazione.

Meriterebbe ricordare quali sono i tempi e i costi dei diversi conflitti e controverse che coinvolgono le famiglie anche intergenerazionali, in senso ampio, i cui costi sociali superano il valore del conteso.

Particolare attenzione merita la figura del mediatore che si distingue dalla consulenza legale ,alla quale si rimanda nel caso di richieste specifiche, anche per avere quella funzione preventiva ad un eventuale ricorso giudiziario. Nel caso di richiesta o necessità di intervento psicologico-psicoterapeutico saranno indirizzate a specialisti del settore. Essendo il confine tra intervento del mediatore e terapia familiare molto sottile, può accadere che coloro che si rivolgono alla mediazione attribuiscano a questa un effetto terapeutico. Bisogna chiarire che la mediazione differisce negli obbiettivi e nella prassi dalla terapia familiare, benché il percorso di mediazione possa avere un effetto benefico nel ripristino della comunicazione tra le parti. Non si discute sul perché ci si separa o si divorzia, o sull’origine del conflitto ma l’azione del mediatore si rivolge al tentativo di riaprire un dialogo, interrotto o gravemente danneggiato, tra le parti per riorganizzare NUOVE relazioni familiari. In questo compito vige anche un ordine delle priorità da affrontare e i tempi, ben precisi. Perciò i mediatori rivestono il ruolo di facilitatori dell’intesa, non di valutatori , né elargiscono consigli, né esprimono opinioni.

La capacità, la volontà di arrivare ad affrontare i problemi utilizzando , recuperando la comunicazione dipende esclusivamente dai diretti interessati. Ma come possono scegliere se avvalersi o meno della pratica della mediazione o poter optare tra diverse opzioni se non ne sono a conoscenza?
Oltra alla disinformazione avviene anche da parte dei terzi, famiglie, avvocati, talvolta una svalutazione di tale pratica, per i più svariati motivi.
Allora come si potrebbe fare per rendere comprensibili, informare l’utenza di questa possibilità di intervento che è a loro esclusivo vantaggio e dei loro figli?
La pubblicità…..campagne di informazione, spingere verso l’obbligatorietà della mediazione da parte dei Giudici, anche ….ma ritengo che cercare di diffondere la cultura della mediazione sia forse il modo meno facile ma più costruttivo, più efficace nel tempo; così come è accaduto in Canada, Francia…dove vi è una cultura della mediazione, della mediazione familiare.

La prima tappa sarebbe nella scuola dove non avremo come scopo la formazione di mediatori professionisti , studenti e o docenti ,ma di sviluppare, soffermarci su aspetti della mediazione che hanno effetti nella vita di tutti noi.

Quali sono le caratteristiche su cui si fonda la mediazione:
Cooperazione, comunicazione, comunicazione efficace, relazione interpersonale, problem-solving, avere un terzo, il mediatore neutrale.

Sono aspetti che approfonditi , sviluppati sono utili a tutti e a tutte le età. Possono essere proposti nella classi di diverso grado con diverse modalità in base all’età della scolarizzazione partendo dall’utilizzo dei disegni, del gioco, di fotografie, alla proiezione di filmati, al role-play…

Quando parliamo di mediazione familiare si dice che al termine del percorso di arriverà a stilare un accordo tra le parti che dovrà essere validato dall’avvocato, ma anche se non si arrivasse ad un accordo gli incontri che si saranno svolti avranno senza meno avuto il pregio di portare ad una riflessione sul modo “errato” o cieco di comunicare della coppia, dei genitori...

Se fin dalla scuola si coltivasse un’ attenzione alla comunicazione verbale e non, ad esercitare l’osservazione di eventi da diversi punti di vista , a calcolare il prezzo di una vittoria con i suoi costi e gli effetti sul perdente con gli inevitabili riflessi sul vincitore ,molto probabilmente ci troveremo in futuro degli adulti più responsabili, più riflessivi.

Così come la formazione, informazione per i giudici e per gli avvocati sarà auspicabile così anche per il corpo docente, perché la mediazione potrà aiutare nell’educare ad affrontare i conflitti , che sono elemento inevitabile della vita, e alla loro risoluzione.
La possibilità ai mediatori qualificati di entrare nelle scuole e collaborare con essa permetterà la crescita e lo sviluppo di una nuova generazione cittadini attenti, attivi e riflessivi.

BILBLIOGRAFIA
Galli D.,Carocci Mediazione e conflitti. Dalla formazione alla supervisione dei casi in ambito familiare, scolastico e civile (2013),.
Hayne J.M.,Buzzi I., Introduzione alla mediazione familiare. Principi fondamentali e sua applicazione,Giuffrè,1996
G. Impagnatiello, La mediazione familiare nel tempo della “mediazione finalizzata alla conciliazione”civile e commerciale
F. Logoluso, Procedimenti di separazione e divorzio, Trani, 201
Lotto L.e Rumiati R., Introduzione alla psicologia della comunicazione Il Mulino,2013
Rumiati R.e Pietroni D., La negoziazione .Psicologia della trattativa: come trasformare un conflitto in opportunità di sviluppo personale, organizzativo e sociale (2001) Raffaello Cortina.
Rumiati R.ePietroni D., Il mediatore (2012), Il Mulino
Rumiati R.ePietroni D, Negoziare (2004), Raffaello Cortina





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